L' APOLLO DI VEIO
E L' INNOMINATA

Forse ha lo sguardo gaio
della mia stupendincontrata
che subito ho chiamato l'Innominata
perché suo nome m'è a tutt'oggi
misteriosamente sconosciuto...


Enigmatico e gagliardo, pieno
d'anima, d'essenza di spirito,
quell'uman divino che ti dà
la carica di vita e più non ti lascia...


E' di terracotta la sua materia,
è d'incarnato fresco la di lei natura,
quasi più di vivezza del marmo pario
e d'eleganza spontanea dotata-o
e d'attraenza magnetica graziata-o.


Quel monumento di sensualità estatica,
certo sessuata ma anche metafisica,
è colorato d'ambrati sottolineati
dai movimenti velati e un poco
denudati nei bordi ripiegati.


La statua è effigiata come umana
figura ad altezza naturale semovente
che ti viene incontro previdente
e t'afferra l'anima con un
sorriso stupefatto e intatto per poi
volgersi in un tergale fugato quasi bachiano.


Mentre le pieghe del peplo
ricordano quelle di colonne doriche
e il sostegno di base, tutto in sapienza
elaborato, dà l'idea d'un sottobosco
di mistero pervaso e decorato.


Proprio l'Apollo veiano è ora esposto
nel ninfeo più celebrato e vano,
perché di gran premio letterario
fatto di pastette e di mosse furbette
sito e ripiano: è di Villa Giulia il cuore arcano.


Mentr'io nell'attimo fuggente incontrai
poche ore prima la mia Innominata
briosa e irridente, di gran bella capigliatura
apollinea possidente, in altro ninfeo romano
che Compagnia della Bellezza da
Stefania è stato nomato e rinnovato.

L'eterna beltà di figura classica
etrusca ed intrigante restituisce,
insieme alla fresca visione che appassiona
nella romanità prorompente e avvolgente,
la forza di vitalità protesa all'umana divinità.


Evviva la rappresentazione per sempre presente
nella nostra immaginazione dell'essere animato
più piacevole e raffinato che ci possa dare il creato...


Marco Maria Eller Vainicher
(18 settembre 2004)