VISIONI DALLA CASA DEL TAO (4/8/01)


Con occhi di giada
il lago m'appare soffuso
nel mattino diafano,
rivedo Hang Kow nel suo
ergersi placido di onniscienza
fra tre laghi e un fiume
di giallo vestito in rena liquida.


Ed è come nel segreto giardino di Villa Medici,
ove fra i secolari lecci bruni s'ascende
per scala d'argento vestita di pietra serena
su tumulo a cono fino al trono
della casina dei venti di cinese fattura,
per godere da quell'unica altura
tutta la grande lena della romana natura
composta dalla vastità degli orizzonti
con così tanti profili di diversi stili.


Sono nella casa del Tao
qui ad Anguillara Sabazia, mentre
Han Sing dolcissima e premurosissima
serve una colazione orientale
fatta di soavità mentale perché composta
di svariatissime spezie mattutine che
saziano tutti i gusti spirituali e corporali.


In questo momento d'incanto
è presente il Buddha della sazietà
che dà pace a spirito e corpo
come se tutto sé stesso fosse avvolto
nella più sensuale liquidità fetale
e anche in una placidità ancestrale.


Sally, la cuoca monaca, ha preparato
per noi un tipico piatto cinomalese
pieno di energia come questo magico luogo.


La brezza mattutina muove le foglie
dei pioppi di ripa che friniscono al vento
con unici effetti cinetici.

L'ibisco, il pin mugo, l'ortensia,
l'oleandro, la fuxia, la rosa,
le palme, tutto mi parla mentre
Jack mi chiama per il saluto rituale


Finiremo a Martignano, il piccolo lago
che m'ospitò per ferragosto d'anno scorso
e che ancora è preservato dalle strade
sterrate di polvere di talco.


Ed ecco il ritrovarsi di catamarano
dalla forma avita con la vela rossa sbiadita,
quasi latina, che ci porterà sul pelo
d'acqua fra vento e luce di cielo:
quanti capricci quel vento che dice mo' te frefo io!
moderato, teso, fresco, forte e poi di calma piatta
Tutte le andature diventano avventure
non so mai quale direzione prendere:
manca il segna-vento e i prodieri
sono proprio nati ieri


Tuttavia m'è dolce veleggiare in
tanto bucolico desinare di
piccoli e giovani armenti che evocano
su pascoli riarsi il brucare perenne
degli erbivori oggi trasformati in carnivori
dalla violenza transgenica dell'industria
alimentare che non sa dove farci andare
pur di profittare del nostro dover mangiare.


Caccio poi tali amari pensieri per
dedicarmi coi miei anfitrioni al piacere
di giocare ad andare nel vento sul lago
dalle sponde per lo più boscose: ci sono
vortici che ci fanno scarrocciare senza
poter governare, ma alla fine riusciremo
a rientrare con perfetta manovra di prora.


Ritroviamo le ragazze tutte sazie perché
fra gli orientali ci si ciba di spirito placido
ma anche, e a tutte l'ore, di cibi pieni di sapore.

Una farfalla biancarancio
si mostra in tutto il suo splendore
sul tronco di un gelso che raccoglie
fra le sue foglie i frutti dolcissimi
or bianchi or bruni pei bachi da seta
di cinese memoria, che vivono anche qui,
ma senza boria.


Jack e Sally si prendono per mano
nel cammino verso il ritorno
e Han Sing si mette lontano con me all'altro
estremo come se fossi un capitano Nemo!
Lei è assolutamente enigmatica, distratta,
direi quasi catafratta ed io palpito di attenzione
per quel farsi di posizione senza apparente intenzione.


Poi ci ritroviamo come d'improvviso l'uno accanto
all'altra, guarda caso Han Sing muta lato
come se io fossi arrivato proprio in quell'attimo alato,
mi si mette sulla destra ed io sposto la mia
borsa per avvicinarle la mano:
allora forse mi chiedo se questa corsa
sul sentiero assolato in una morsa
di calura attenuata dal buffo copricapo
ci potrà far volare insieme in un destino di vita.


Dopo una doccia di frescura, anche per Han Sing la pura,
sono rapito da un sonno profondo ed il
risveglio è di nuovo incanto sui fiori:
è la luce radente del sole che volge al dormiente
per l'immagine silente dei mondi più sapienti
d'oriente e d'occidente che si fondono in un
unico che volentieri io musicherei.


Han Sing nella sua serenità mi sorride in
tranquillità ed io non so come sostituirla
a una figlia che mi sobilla, mentre lei
m'appare quale sibilla del mio tempo più
carico di placidità.


Via i cattivi pensieri, il mondo di ieri fatto di
aggressività e disperata avidità per la liberazione
da un potere che mi dette la morte civile
nella vile tortura della psiche martoriata
dall'assoluto senso d'inutilità della vita
fatta di corsa cieca al nulla della futilità,
come se la ricchezza monetaria fossa una fatalità
da assecondare con la superficialità di chi
comanda secondo un rituale di assoluta autorità
e non di libertà d'amare la spiritualità
che mai poté essere posta in cattività.


Viva la beltà della dedizione a una vera liberazione
per tutti gli spiriti mortificati dalla stupidità
della corsa al denaro
che si conforma a chi è più avaro.


Stasera mi son trovato a rivivere quando
fui catturato l'anno passato da stupida
pattuglia di polizia della strada con
accusa infamante e delirante di
terrorismo di sinistra, secondo una pista
che m'inseguì notte e dì per ben oltre tre
lustri, senza che io potessi sapere d'esser preda
d'un potere tanto violento quanto cruento
contro chi dissente col proprio pensiero
dalla omologazione riverente al presidente
di turno del furto diuturno alla popolazione
fatta di persone d'ogni condizione, contro
qualsiasi libero ricercare della libertà d'amare.


Così fu anche per il Tao, che fu appropriato
come bene privato dall'imperatore del celeste
impero vivente al momento degli stati combattenti
per dominii riflettenti la callidità degli insipienti.


Basta con le religioni della sofferenza contro
il bene della sapienza che, per divina natura,
è dato a tutti e ciascuno senza risparmio
dell'opportunità di vera cultura in
buona e non in cattiva fede che
fa noi tutti e ciascuno erede
di colui che tutto vede
e saprà giudicare al di là del potere
le azioni di tutte le massime cariche
politiche e religiose di ogni stato
pubblico e privato.


Ci hanno derubato
dei beni di prima necessità
per obbligarci al consumo di quelli di lusso,
mentre la gran parte dell'umanità
vive in indigente povertà,
soggiacendo a un potere che nega il piacere
per un bieco volere di cieco comando
sull'umana mente,
che tuttavia sempre rifiuterà
il niente della finta carità.


Così si credeva: evviva il comunismo?
(O forse anarchismo e libertà.)

Marco Eller