VORREI LA FORZA DEL TEMPO SARDO
Si perdono i colori profondi in luce suprema
abbagliante, biancheggiante sulle nubi densissime
di broccati azzurrissimi fin poi quasi blu fumo.

Indi dentelles intagliate di bambagie arabescate invadono le congiunzioni oltremarine:
è una verticalità di cieli alti, ergentesi
su questa Gallura settembrina e piovorna
che sulla pietra calda di sole getta un'onda
di pioggia incipiente e vicina.


Si vedono gli scrosci lontani e arcani
di tempeste sempre più ravvicinate per
subitanee variazioni quasi musicali in
vortice statico di mutamento immutato.


Come in acquario illuminato da un
sole spaventato si mischia supremo
fuoco di cielo con acqua di mare
e terra d'isola, in un vento balsamico
e freschissimo che tutto avvolge.


E quella luce di diamante s'incastona
furtiva contro i nembi alti e i
cirrocumuli grigio azzurri, quasi luna
solare che tramonta e poi risorge
per movimenti peristaltici.


Il vento ora rinforza e si fa sempre
più enfio, quasi disegnando i graniti
rosati e agitati di cataclisma bloccato
contro costa tanto, tanto colorata e frastagliata.


Un'aquila di mare bofonchia in
apertura alare d'ampiezza inusitata,
col sole che riemerge su nubi arrossate
ed è cangianza di Sardegna che trionfa
in fiero farsi di colli quest'anno
verdissimi, quasi atlantica Scozia guascone
o Biscaglia irlandese o vieppiù Galizia
mediterranea.


I celti piuttosto che i nuraghi, o i fenici,
o i punici, o ancorpiù i galleghi
sembrano affacciarsi sulle creste per
precipitare a schiere cavalcanti nelle valli
ascose e boscose di mirto e di lentisco
coi pini e i ginepri giganti a far da corona.


Un asino raglia e una gazza ladra sorniona
strafischia e se ne infischia di quanto
accade per zeffiri sempre più freddini e
rapidini. Vado a coprirmi!


Ora la gran palla di fuoco sta per coricarsi
dietro il profilo di Gallura e il cielo è
terso con l'aria tiepida: tutto è tranquillo,
la tempesta è sparita con le sue nubi.
Ed è subito sera: l'indaco ci avvolgerà.


Marco Maria Eller Vainicher
(settembre 2002)