ADAM FELLEGI INTERPRETA
AL GHIONE L'ODE ALLA GIOIA (Aprile 2004)
L'ungherese maestro di piano espone a voce bra-
ni della schilleriana Ode alla Gioia, ed ecco le no-
te della Sinfonia n. 9 di Beethoven nella trascrizio-
ne per pianoforte di Liszt , che avrei voluto adottare
come base musicale della mia cantata suGenova l'
Umiliata (dai G.8)! Il tocco è sapiente e leggero,
certo entusiasta, ma dolcissimo. Di un vero granmo-
tivato supervocato!
Legge il testo in italiano con molta pena, ma con
tanto mordente ed espressione ardente; parimenti il
suo suono della nona ci fa vibrare allegramente, così
da scordare l'italiano ben poco coinvolgente. Mia
cantata sarebbe stata letta in maniera molto ma mol-
to più d'accenti accurata, tuttavia altrettanto di mu-
sica nutrita, e gli sarà consegnata secondo una ritua-
lità oramai consolidata e rimata.
C'è una freschezza di tocco quasi invidiabile, an-
che se forse fin troppo infantile che rasserena il cuo-
re, bensì. E non è tutto qui: nella sua classicità ques-
ta diteggiatura da continuo divertissement ricorda
i minuetti di corte più che gli ideali carbonari, che tut-
tavia furono del grande Schiller poeta e che Beetho-
ven in qualche modo volle sposare, musicando il
suo inno all'umana fratellanza e uguaglianza.
Il tema pà papapà e papapà pà è di grand'inten-
sità, con qualche raro ripensamento in sincopi rit-
mate e strabiliate, sempre sensuali e di gran ludica
vigoria. Il misticismo delle parole di Schiller ci sol-
leva lo spirito e la beethoveniana cadenza ci strug-
ge e ci molce nella tenerezza del lento intensificato.
Sembra d'essere in un collegio liberato di tanti
bimbi felici che non conoscono guerre e violenze,
ma soltanto patetismi e riverenze. Un angolo dei
bimbini (quanti Children's Corners!) che è in ef-
fetti un circolo divino di angiolini e non una mera
oasi di pace, ma sta dietro le stelle e vi regna un
Dio bambino e non un attempato e barbuto vindice
occhiuto. Quale beatitudine di infinita grazia dotata,
in celestiale sagra giubilata!
V'è un'intensità lirica ben sublimata e sapienziata.
Un sol uomo, il solista appunto, ci fa sentire la supre-
ma forza cosmica di musica pianistica martellata ,
perché dai tasti toccata e di mani fusa in opera men-
tale e sentimentale ben dotata. Qual formidabile u-
nione fra mente, anima e riflessione in tal corporale
azione. Così come in mia scrittura, che conosce di
penna l'indispensabile azione, e guai ad abbandona-
re il rispetto della fisica mozione che ci permette di
provare la vera passione per tale uman divin guider-
done! Anche il pedale entra in azione, ordunque
tutto il corpo ci permette grande soddisfazione.
Schiller fonde nella sua classicità cristianesimo e
paganesimo e supera ogni trista contabilità di religio-
sa nequizia chiamata giustizia: c'è un inno alla sin-
cerità, un attacco alla falsità e la musica attua entu-
siasticamente quel programma con note battute e ri-
battute, scandite e cadenzate sui registri più gagliardi.
Ed ecco lo stupendo inno farsi commosso ma nata-
lizio, portatore di nuova vita e gaudio, reincarnazione
eterna di salvezza fatta di ebrezza del vivere.
Tatata, ta ta ta ci tocca i precordi e c'innalza a
nuova dimensione celeste e non più terrestre o pe-
destre: il tema è troppo celebre, fondante d'occiden-
te e financo d'oriente per essere qui ripetibile o ri-
producibile, certo è irrinunciabile e commovente
nella sua prorompenza così convincente!
Una registrazione in Vox ci accompagna come
in un Ohm che non conosce spazio o tempo, anche
se pronunciata in tedesco, perché tedesco è vuoi il
suo compositore musicale, vuoi quello testuale,
mentre l'ungaro pianista di gran tecnica dotato con
abile sincronismo visuale riesce a rispettare ogni
attacco virtuale del direttore magistrale.
Così ravviso la meravigliosa coincidenza con mia
ricerca di sostegno musicale e corale a Genova
l'Umiliata che forse vorrei ben più divulgata, ma
che comunque mi permette di magicamente gioire
con la sua pubblica musical recitazione. Seppur nel
dramma di vita tanto tanto lottata e da contraddizio-
ne determinata , in paradosso definita e ridefinita co-
me nel ciclo di vita/morte, pace/guerra, odioamore
agrodolce dal forte sapore di depression segnata.
Pàpàpà, in un sacro inneggiar perché d'intima
emozione è un sunteggiar. Così poesia cantata e
forse ballata con musica ritmata riesce ad esprimere
infinita l'infinità creata ed in creazione di dinamica
costituita. Gli acuti son sovracuti e non rifiuti di svol-
gere solfeggi e arpeggi che ci sublimano in un pro-
teggi-proteggi, composto da tante note avvolgenti
di centri tonali o tonalità gravitazionali e intenziona-
li.
E' pur vero che l'umano cervello è la più grande
meraviglia del creato e nell'arte musico poetica ma-
nifesta tutta la sua potenza d'alta scienza e super es-
senza! Così come questa scrittura che, lungi dall'es-
sere un'impostura, permette di entrar ancor più nel-
la intima struttura e natura di corale sinfonia così
gioiosa e portentosa!


Marco Maria Eller Vainicher