LA LUPA CAVALLINA
(15 febbraio 2OO1)
La lupa cavallina nacque una mattina di fine luglio dei primi anni '70 del 900
dall'unione fra una tenerissima lupa e un agilissimo cavallo chiamato Polifemo
per la sua grande mole.
Molti degli amici sia del padre che della madre non volevano credere che un
tal genere di creatura potesse mai venire alla luce. Fra i lupi si diceva che
mai un cavallo avrebbe potuto sostituirsi a uno di loro, e così fra le
cavalle ci si chiedeva come una lupa avrebbe potuto farsi ingravidare al posto
di una di loro. Eppure mamma lupa e babbo cavallo sarebbero stati due genitori
perfetti per quella straordinaria creatura dotata di un cuore d'oro e di una
fierezza unica.
La storia d'amore che le avrebbe dato i natali era una delle più incredibili
che si potesse immaginare, anche se estremamente semplice e naturale. Su per
le Macchiarvane marsicane, ove prati e boschi si uniscono per radure incantate,
in un autunno un po' freddo nacque un amore quasi impossibile fra un grande
stallone al pascolo e una lupa ella ricerca di cibo. Fu un incontro più
unico che raro fra due animali certo di specie non antagoniste del tipo cacciatore-preda,
ma neanche affini. Eppure qualche straordinario segno del cielo volle che un
cavallo baio e un lupa italiana s'incontrassero nel posto giusto al momento
giusto. Fu la lupa più selvaggia e indomabile ad attirare con il suo
fascino di fiera imprendibile l'attenzione del capo branco che pascolava tranquillo
nella nebbia mattutina
La lupa s'era impigliata in una maledetta trappola a molla nascosta nel margine
di una pista sempre percorsa dai lupi della zona di ripopolamento del Parco
d'Abruzzo. Nessuno sembrava poterla aiutare nonostante i suoi alti ululati che
risuonavano fra quei monti per una vasta estensione.
Si avvicinò il cavallo Polifemo con fare insieme compassionevole e curioso:
una zampa era rimasta nella tagliola e sanguinava abbondantemente. Lei saggiamente
non tentava neanche di tirar via la zampa che si sarebbe forse spezzata e certo
ferita ancor più. Lui agitava la fluente criniera per mandare non si
sa quali segni d'invocazione.
D'un tratto, dopo due giorni di ululati e nitriti, con Polifemo che alla fine
s'era messo a leccare prima la ferita e poi tutta la pelliccia rosso-argenteo
della lupa, quasi d'incanto la molla della tagliola cedette ai colpi di zoccolo
del grande cavallo e così la lupa fu libera anche se ferita. Grata per
quella affettuosa anche se a lungo impotente compagnia, dopo una notte di riposo,
la lupa un po' zoppettante si unì a Polifemo e li videro scomparire nel
bosco ove avrebbero concepito quell'inusitata creatura che avrebbe allietato
per sempre le loro giornate insieme.
Per essere stata frutto di un amore iniziato d'autunno e partorita d'estate
la lupa cavallina si sarebbe chiamata Primavera d' Autunno, un po' come l' estate
di San Martino. In fondo una disgrazia, la tagliola, aveva generato un atto
prima di curiosità e poi di solidarietà che sarebbe sfociato in
un amore così forte da superare le barriere biologiche e sfociare nella
venuta al mondo di una creatura straordinaria, Primavera d'Autunno, appunto.
Appena nata la nostra cucciola già mostrava i segni della sua forza straordinaria
riuscendo quasi subito a tenersi in piedi sulle quattro zampe e a poppare il
latte che la madre aveva abbondante, mentre Polifemo stava loro vicino per proteggerle
da possibili attacchi di malintenzionati.
Le quattro stagioni erano passate nella gestazione di questa creatura speciale,
fra i prati e i boschi di quei monti dell'Appennino centrale e tutto si era
svolto nel modo più naturale.
Poi la lupa cavallina, una volta svezzata, s'era lanciata all'esplorazione del
mondo grande e terribile allontanandosi sempre più dai propri genitori.
Finchè un giorno, fattasi grandicella, correndo con un'agilità
incredibile, non fu adocchiata da Luca il guardiacaccia, che rimase incantato
dall'idea che potesse esistere una simile creatura.
Luca pensò alle prime d'aver preso un abbaglio: non era possibile che
esistesse una lupa così grande o una cavallina così piccola. E
la sua pelliccia così rosso-setosa dardeggiava fra i tronchi chiari d'acero
di quei boschi ora radi ora fitti.
Luca cercò di capire meglio quella sua visione così inattesa,
lui che doveva proteggere per vocazione e mestiere tutte le creature del bosco.
Dopo svariati appostamenti scoprì chePrimavera d'Autunno si cibava d'erbe
e di cortecce, di fiori e di piccoli arbusti, era cioè vegetariana. Ma
sapeva anche che, essendo lui umano, avrebbe potuto essere sbranato da una creatura
così libera e innocua con la natura, ma istintivamente refrattaria a
ogni rapporto con l'uomo. Eppure Luca, nonostante pensasse d'esser forse impazzito,
fu subito attratto fatalmente dal suo portamento così fiero, dalla sua
agilità e soprattutto dal suo sguardo così seducente in quegli
occhi chiarissimi.
Pensò che Lei avesse un'anima, prima delle zanne e degli artigli, così
decise di porsi, disarmato e munito solo della sua capacità di parola,
oltre che di carezze, su un percorso che Lei conosceva bene perché univa
due vallatelle separate da un alto crinale ove Lei amava passare le giornate
invernali così da controllare ambedue i versanti.
Dopo tanti appostamenti forse immaginati più che realizzati ecco Luca
pararsi davanti a quella fiera e ineguagliabile creatura.
Fu l'abbraccio
improvviso dell'umano verso questa sua creatura psicopompa che compì
il miracolo: questo essere apparentemente venuto dalla natura si mutò
d'incanto nella più bella e flessuosa fanciulla che Luca avesse potuto
immaginare. Capelli fulvi ricci ed un leggero strabismo di venere la rendevano
più unica che rara.
E così si ritrovarono per sempre uniti due esseri viventi che sembravano,
come i genitori della lupa cavallina, provenire da origini diversissime ed inconciliabili.
Ma l'eterna forza della curiosità, dell'incanto, dell'amore aveva deciso
per loro di unirli in un comune slancio vitale dotato di ineguagliata energia.
Marco Maria Eller Vainicher
Evviva la Lupa Cavallina
che mi sbrana ogni mattina
con la forza del suo carattere e
col suo formidabile temperamento,
ma che m'allieta la vita
con la bellezza del suo esistere
alla quale non riesco a resistere!