‘Il corpo come laboratorio dello spirito’

SPLENDIDA BEATRICE MARIA QUONDAM… (da Orvieto?) 5/10/2022
(di un tempo che fu) (ma ora è!)
IN FANTASTICO CONTESTO ANTICO ROMANO



L’emozione è grande, addirittura con le mie
lacrime di commozione: sono nell’antica romana
Curia senatoriale, della Gens Julia manifestazione
e la suggestione, al di là d’ogni tempo-spazio,
è proprio sconfinata, nell’interiorità di chi sa
sentire la sublime sacralità del ‘Genius Loci’.

La bilancia monitrice per nascita trentatreenne
di fanciulla-signora dalla capigliatura fulvo-scura,
i cui calzari neroneri e d’antica romana foggia
fasciano tornite leve, col sol da me immaginato
cavo popliteo appena celato da misurata gonna
scurissima, mi concentrano lo sguardo su sua
intera persona, io in (in)cantante attrazione.

Eppur son gli alti zigomi sotto nasino all’in sù,
le floride guance, il dolce sguardo, la forza di suo
femmineo sorriso, l’eleganza in prorompenza di
suo bretellinato corpetto da seno, che le ampie
spalle scopre in quasi dorato lor incarnato, a farmi
pensare alle sue per me fantastiche grazie corporali,
che sanno ben sedurre la creativa immaginazione
di mia poetica scrittura, epper sua vera natura…

Il sole ottobrino romano imbiondisce le chiome
d’essenze caduche, come di quelle sempre verdi,
insieme alle vestigia cadenti del suo archeo centro,
per l’irraggiamento obliquo che lascia l’azzurro del
cielo terso imperare sulle folle di visitatori dei fori.
(Ciò intravvedo sul cammino d’arrivo allo storico
edificio del romano senato antico, che Cesare
Julio volle assassinare eccon tutte quelle coltellate.)

E’ al BluEgizio dedicato il simposio che ci ha fatti
incontrare e in me giocato sulla memoria d’altri
momenti di felice reciprocità in d’adolescenza tempi,
vuoi con di sue leve pariformosa Marcellina fiorentina,
vuoi con una gioiosa e graziosa Consuelo (Crespi) in quel
di ‘aliciano’ Oxford, poi per me cambridgiano College.

In realtà son purtuttavia il solito ‘gentleman handkissing’,
che sempre alle sue Muse d’ogni età s’è dichiarato e
le ha volute in poesia celebrare. Ma adesso, dopo aver
viaggiato su panoramico ‘pullmanone’ per la bella Roma,
dalla villa Farnesina di palazzo Corsini al vetusto For’avito
e anche dalla mia ultima, ma sempre prima, Musa prediletta
già ben accolto su doppio sedile a copp(i)a, mi son trovato a
‘fiorentiniggiare’ fra miei antichi conterranei e conterranee
in questo incredibile sito, legato ai più belli dei più bei
ricordi di estetica etica: “Senatus PopolusQue Romanus”.

Coloro, patrizi e plebei, si espressero qui al massimo
grado e una mostra d’antichi oggettini in vetro soffiato
mi ci riportò, qualche anno fa, a gioirne la vista in meraviglia.

Ah, ora mi volto e, dal caso ben sorpreso, vedo su mia fila
eccon me assisa ma un po’ sbadigliosa (poiché digiuna, scoprirò!)
mia Musa prosperosa, che delizioso profilo ‘nasinoso’ proprio
a me mostra, mentre posso ammirare quel rotuleo ginocchio
accavallato su carnosi polpacci pieni che corrisponde ai
‘poplitei’cavi, quasi a ricordare i del Partenone ‘propilei’
e certo i ‘plutei’ a gran rilievo, qui esposti a contornare
felice ricostruzione di pavimento a mosaico, con sui lati
rialzati marmi tivolini e calcarei ross’antichi. E’ unica ed
entusiasmante per lo scrivente la possibilità di rimirare
simil statua viva, che rievoca bellezze classiche in un’aula
d’incanto a nudi mattoni ‘rossosiena’ o cott’imprunetini
nella sua assoluta, geometrica semplicità rettangola,
ovverosia alto cubica.

Vorrei ancora continuare a riesprimere l’incantesimo di
bellezze e vetuste memorie, quando però l’intervallo
pomeridiano ci porta al rinfresco, che la bellaBea tanto
apprezzar dovrà per sua forzata preastensione dalla
prandial libagione, causa suo ritardato traguardo al
cosiddetto “Light Lunch” alias ‘Buffet(tone),’ che tutti
gl’invitati (effors’anche imbucati) si son già spazzolati!

E’ dolce per la verità la nostra conversazione tra fragoline
e cremose bignoline, dopo essermi complimentato per mia
scoperta di suo microgemmato anellino al dito, che affettiva
buon’intesa manifesta, e con sua graziosa leggerezza.
E Ccosì posso nuovamente ammirarne il monumentale
portamento e movimento subliminale, mentre comunica
assorta col suo digitale strumentino elettronico, anche una
volta riassisasi di mia fila a lato. Il bello è che poi si lascia da
me guardar tranquilla, fino ad arrivare io a sua figura voler
fotografare: ehi ma ci son riuscito, senza forse sua immediata
consapevolezza? (In barba a quella indiana neomedica Sourabah
di dieci anni fa, che in una notte tutte mie foto a lei scattate, salvo
una, dal telefonino mi cancellò, ohibò!).

Ho perciò trasformato questo stesso emozionato, infantile e
gaio componimento anche in fotopoesia. Eppiù di così che altro
volere da nuovo incontro che definirei forse vitale, ove il contesto
val certo più del testo: (le barbose relazioni specialistiche, sì).


MARCO MARIA ELLER VAINICHER


P.S. Ci vorrebbe un trattato di gemmologia per afferrare la
forza del lapislazzuli nel blu egizio, come in quello di Cina o
meglio di Afghanistan… Ho resistito a tutto questo iterativo
dire grazie alla Bea(ta) presenza di tanta grazia (di Dio), anche
se m’è piacevole ritrovarmi in questo già osannato contesto,
forse ben più piacevole del testo!DA